Architettura

Le tracce delle più antiche presenze abitative trovate in Lituania risalgono all'era paleolitica e mesolitica. Nel corso del primo millennio a.C. (fino circa al IV secolo), si diffusero le cosiddette piliakalniai, fortificazioni costruite sui colli di cui è ricco il territorio lituano e che più tardi si svilupparono diventando villaggi e città. Con il progressivo formarsi dello Stato lituano tra il XIV ed il XV secolo, vennero costruiti diversi castelli di pietra e di legno a Vilnius, Kaunas e Medininkai, per difendere le città dai Crociati e dai Tartari.

I vecchi insediamenti furono ingranditi e ne nacquero di nuovi. Lo stile Gotico iniziò a diffondersi nel corso del XV secolo e si propagò in molte zone del Granducato introducendo l'uso dei caratteristici mattoncini rossi, come nella chiesa di Sant'Anna a Vilnius e nel castello di Trakai e furono tracciate strade e vie di comunicazione per tutto il Paese. 

Nel corso del XVI secolo lo stile Rinascimentale penetrò in Lituania grazie all'intensificarsi dei rapporti con l'Italia e la Germania e trovò espressione nell'architettura di castelli (Birzai) e chiese (San Michele a Vilnius), oltre che nella concezione urbanistica delle città. I signori feudali costruirono nuovi villaggi e ristrutturarono le città, il cui reticolo di strade e di vicoli circondava la piazza principale, in genere rettangolare o quadrangolare (vedi il centro storico di Kaunas). Furono inoltre erette o rinforzate le mura difensive ed i bastioni dei castelli, le chiese e le basiliche. 

Lo stile Barocco si impose invece nel XVII secolo, soprattutto negli edifici religiosi i cui esempi più importanti sono le chiese di San Pietro e San Paolo (1668) e di San Casimiro (1604) a Vilnius e il monastero di Pazaislis a Kaunas. Il XVIII secolo fu invece caratterizzato nella prima metà dalla scuola del Barocco lituano, con le sue basiliche a pianta rettangolare, con le facciate a doppia torre e con le curatissime decorazioni. 

Nella seconda metà del secolo dall'avvento dell'estetica neoclassica, i cui effetti si fecero sentire soprattutto nella ristrutturazione dell'Università di Vilnius, e nella costruzione di imponenti edifici come il Municipio e la Cattedrale della Capitale per opera dell'architetto Stuoka-Gucevicius. Una nuova concezione urbanistica portò a pensare le città con rinnovate e più precise geometrie, la cui maggiore funzionalità era legata all'espandersi dei commerci e delle vie di comunicazione.

Nel corso dell'Ottocento fu notevole l'influenza dell'architettura russa e del suo stile imperiale, soprattutto dopo gli anni Venti. La fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento videro la convivenza dei più diversi stili (Neogotico e Neoclassico in particolare) e la penetrazione delle novità formali allora diffuse in Francia e in Germania (Art Nouveau), mentre gli architetti lituani cercarono di identificare uno stile nazionale, fedele alla tradizione ma vicino alle esigenze dell'architettura moderna (ad esempio il Museo della Guerra "Vytautas il Grande" di Kaunas). Nel secondo dopoguerra si verificarono due fenomeni fondamentali: la ricostruzione di vaste aree urbane distrutte dal conflitto e la rapida industrializzazione del Paese.

Ambedue i processi furono condotti uniformemente alle concezioni sovietiche dell'architettura e dell'urbanistica. Nacquero così gli immensi quartieri popolari intorno ai centri storici delle principali città, per far fronte alla rapida urbanizzazione seguita all'apertura delle industrie. Furono creati nuovi centri industriali dove prima esistevano piccoli villaggi agricoli e vennero allestite le comuni agricole statali. 

Già verso la fine degli anni Cinquanta erano molti i nuovi distretti residenziali forniti dei servizi e posti in prossimità dei centri principali (Vilnius, Kaunas e Klaipeda), dove gli operai e gli impiegati russi, lituani e polacchi della nuova Repubblica Socialista trovarono alloggio vicino ai luoghi di lavoro. Il tutto fu realizzato ignorando le tradizionali strutture urbane lituane e la campagna perse molte delle sue antiche caratteristiche. Dopo il 1956 gli architetti riuscirono a recuperare un'identità più marcatamente nazionale e favorirono inoltre l'apertura a diverse concezioni stilistiche europee e soprattutto finlandesi.

 

 

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